NOTIZIE

                      qualche informazione storica per meglio ambientarci nel periodo in cui ci muoviamo

 

 

 

 

 

                                                             GLI DEI

Essenzialmente gli dei romani si possono classificare sotto due categorie: gli dei indigetes e gli dei novensiles, che furono assimilati successivamente.
I divi indigetes erano gli dei romani autoctoni, dalle loro qualità e festività si può dedurre facilmente che gli antichi romani, pur facendo parte di una comunità sostanzialmente agricola, erano amanti della guerra e del combattimento.
Essi rispondevano alle necessità della vita di tutti i giorni, alle pratiche quotidiane ed ad essi venivano offerti in sacrificio principalmente animali, ma non solo, in precisi rituali adempiuti meticolosamente.
Appartenenti al gruppo delle più antiche divinità romane vi erano, oltre ai divi indigetes che potremmo considerare le divinità maggiori, anche una serie di dei definibili come "ausiliari" o "custodi". Essi venivano invocati in occasioni specifiche dalle quali derivavano i propri nomi ed in cui esaurivano le proprie funzioni.
 

NOME          CARATTERISTICA
Giove
Giunone
Apollo
Marte
Saturno
Venere
Cupido
Diana
Minerva
Terra
Vulcano
Esculapio
Cerere
Mercurio
Bacco
Vesta
Opi
Nettuno
Plutone
Somnus
Urano
 Signore degli dei
Dea del Matrimonio
Dio del Sole
Dio della Guerra
Dio dell'Agricoltura
Dea dell'Amore
Dio dell'Amore
Dea della Caccia
Dea della Saggezza
La Madre Terra
Dio del Fuoco
Dio della Medicina
Dea del Grano
Messaggero degli dei
Dio del Vino
Protettrice della casa
Dea Madre
Dio del Mare
Dio degli Inferi
Dio del Sonno
Dio del Cielo

                                                     ESERCITO

 

Terminate le guerre guniche, l'Esercito romano entra in crisi, infatti gli obblighi militari avevano costretto i contadini ad abbandonare le campagne, ed al loro ritorno dalla guerra trovarono i terreni impoveriti. Non avendo più soldi per ricostruirsi l'attività decisero di venderla. La maggioranza degli ex contadini, andò quindi a formare il così detto proletariato urbano. Nel 107 a.C. Caio Mario viene eletto Console, e come soluzione a questi disagi propose la leva volontaria. In tal modo i soldati avrebbero ricevuto dallo Stato l'armatura, sarebbero stati pagati periodicamente, ed alla fine della leva avrebbero avuto un pezzo di terra da coltivare sottratta all'Ager Publicus.

Dal punto di vista prettamente militare la sua riforma apportò sostanziali modifiche alla struttura della legione e all'armamento trasformandola in un corpo di veri e propri professionisti della guerra.
- Per quello che riguarda l'armamento questo venne uniformato, facendo quindi cadere la triplice divisione tra principi astati e triari fin'ora in uso. Si introdussero per tutti una cotta di maglia (in realtà già in uso dai principi) portata sopra la tunica rossa, l'uso di un daga o coltello come arma ausiliaria, la nascita del primo "zaino tattico" della Storia che permetteva al legionario di portare tutto il necessario (badile, piccone, sacca per il frumento, borraccia, pentolino per il rancio, ricambio) con se in poco spazio. Il tutto in aggiunta ai già presenti gladio e pilum. Ciò valse ai legionari dell'epoca il soprannome di Marius mulae cioè muli di Mario, per la quantità di di cose trasportate.
- Invece, dal punto di vista tattico e organizzativo, il numero dei soldati per centuria venne portato ad 80, visto che la recente invenzione della tenda di tipo "canadese", acquisita dall'esercito per la facilità di trasporto e montaggio, consentiva di ospitare 8 uomini corrispondente alla contuberna o "camerata" che quindi divenne la base di tutta la struttura della legione. Di conseguenza i manipoli erano formati da 160 uomini. Altra innovazione non meno importante fu l'introduzione della cohors o coorte, un'unità formata dall'unione di tre manipoli, in grado di svolgere un grande spettro di attività oltre che di affrontare piccoli scontri autonomamente. La coorte era formata da 480 uomini, anche se variò sensibilmente più volte durante l'epoca imperiale, ed era rappresentata dal signum cohortis o insegna della coorte portata da uno specifico alfiere. La coorte poteva essere comandata da un Tribuno Militare.

Disposizione del manipolo repubblicano dopo le riforme di Caio Mario

Età Imperiale: la legione "perfetta"
 L'Imperatore Ottaviano (I sec. d.C.) nell'ottica della sua imponente riforma statale, diminuisce drasticamente il numero delle legioni che passano da 60 a 25 circa, inoltre raddoppia permanentemente il numero degli uomini della prima coorte che arrivano a 1000 circa e per questo verrà chiamata cohors millenaria: essa era composta solo da cinque centurie con effettivi doppi.
La cavalleria viene riorganizzata e quindi divisa in 10 squadroni (detti turmae) formati da circa 15 cavalieri ciascuno. Ogni legione poteva avere un minimo di 150 cavalieri fino ad un massimo di 300 circa. Ogni turma era sottoposta a tre decuriones di cui il più anziano deteneva il controllo dell'unità.
Il generale della legione prende il nome di Legatus Legionis ed è subordinato ad un generale d'armata chiamato Comes Legionis (vedi i gradi militari).
Inoltre la necessità di accorpare anche temporaneamente reparti provenienti da legioni diverse viene compiuta con l'istituzione delle vexillationes.
Nel I secolo d.C. la tipica lorica anellata basata sulla cotta di maglia viene sostituita dalla lorica segmentata formata da più piastre longilinee poste le une sopra le altre. Questa armatura era molto resistente nei confronti delle stoccate e delle frecce poiché era in grado di assorbire l'urto e di disperderlo su tutta l'armatura; inoltre era piuttosto flessibile garantendo al soldato una buona mobilità.
Per capire meglio qui sotto è rappresentata la tipica legione del primo Impero schierata per la battaglia esponiamo quindi le sue principali componenti: la coorte da 500 uomini è gialla, la coorte millesimaria (960 uomini c.a.) è grigia, il manipolo (160 uomini) è verde scuro, la centuria (1/2 manipolo) è arancione, la turma è verde chiaro, mentre la ala di cavalleria (5 turmae) è azzurra.

Età tardo Imperiale: lo sdoppiamento delle legioni.
La struttura dell'Esercito rimane invariata pressoché per secoli, fino a quando l'Imperatore Diocleziano (285-301 d.C.) attua una nuova riforma secondo la quale il numero delle legioni sarebbe aumentato, e che le legioni fossero divise in due parti. La prima parte detta limitanea (cioè che stava nei pressi del confine), aveva il compito di sorvegliare i confini, mentre la seconda detta comitatus stava nelle retrovie, pronta a fermare eventuali orde riuscite ad oltrepassare il limes (confine dell'Impero); il comitatus formava il nerbo dell'Esercito ed era posto più internamente per poter rapidamente accorrere ove fosse necessario. Già dalla seconda metà del III secolo d.C. l'esercito, a causa delle continue e d'altronde necessarie immissioni di soldati barbari poco inclini alla disciplina, era diventato sempre più barbarizzato, la tipica uniforme romana troppo difficile da produrre in tempi così difficili venne sostituita da una cotta di maglia portata sopra la tunica, il gladio spesso veniva sostituito con la spada,e, al posto del pilum e dello scutum presero posto lancia e parma (scudo tondo) oppure lo scudo ovale.

Vista questa situazione di generale imbarbarimento i generali cercavano di adattare gradualmente il modo di combattere dei barbari, basato su rapide scorrerie, e disordinati attacchi in massa di fanteria, con la disciplina del manipolo romano e al combattimento di corpo piuttosto che quello individuale. (fonte: imperium-romanum)